Il rimuginio (worry, in inglese) è un fenomeno mentale caratterizzato dal susseguirsi di pensieri ricorrenti e pervasivi a valenza negativa, che – proprio come i tarli – si insinuano sempre di più nella nostra mentre fino a radicarsi al centro della nostra attenzione. Il più delle volte, i pensieri tipici del rimuginio sono incontrollabili: decidono loro quando arrivare e quando andarsene, anche se – nella maggior parte dei casi – tendono a “tenerci compagnia” per buona parte della giornata e sembra che non vogliano darci un attimo di tregua. L’enciclopedia Treccani (2021) definisce il termine rimuginare “in senso fig., agitare nella mente o nel cuore, pensare molto e a lungo sopra una cosa, quasi rivolgendola in tutti i versi”. Questo stile di pensiero è riscontrabile nei diversi disturbi d’ansia (in particolare nel Disturbo d’Ansia Generalizzata) e viene attivato al fine di avviare un processo di individuazione di soluzioni per affrontare situazioni sulle quali percepiamo di non avere il completo controllo (Borkovec et al. 1983). Tendenzialmente il rimuginio risulta più orientato a prefigurare situazioni future, ma spesso è rivolto anche verso circostanze passate (“Ah se quella volta avessi fatto/non fatto quella cosa!”), assumendo caratteristiche più angoscianti.
A cosa serve il rimuginio?
I pensieri basati sul rimuginio si attivano nel tentativo di fronteggiare circostanze e problematiche percepite come incerte, pericolose e difficili da gestire. Quando sentiamo di non avere controllo su qualcosa, pensarci e ripensarci sopra è una modalità che inneschiamo in automatico per prevenire e contenere la situazione che ci preoccupa: è come se, anticipandola, avessimo la percezione di poterla meglio gestire, facendoci trovare “pronti”. Il rimuginio potrebbe, in questo senso, rappresentare un tentativo di soluzione di pensieri catastrofici rispetto al futuro (Sassaroli et al., 2006).
Esso, tuttavia, non ha il solo scopo di rappresentare una strategia (inefficace) di soluzione dei problemi, ma potrebbe servire anche ad attenuare stati d’animo sgradevoli, a fungere come scudo emozionale e/o funzionare come forma di distrazione.
Quando il rimuginio prende il sopravvento
Si cade in trappola. Il rimuginio ci fa chiudere in noi stessi, ci incastra nei pensieri, ci allontana da ciò che abbiamo intorno. A questo proposito, un aneddoto di fantasia potrebbe aiutarci a comprendere quale effetto ha su di noi il pensiero ossessivo.
Questa storiella narra di quando Dio affidò a Satana il regno degli Inferi, affidandogli la responsabilità di riempirlo di anime dannate. Di fronte a una tale richiesta, Satana si logorò a lungo a riflettere su come far dannare l’anima agli uomini, finché – dopo molto pensare – ebbe finalmente un’illuminazione.Chiamò tutti gli altri diavoli a raccolta e disse loro:
“Abbiamo un compito: dobbiamo popolare il nostro regno, e per questo dobbiamo operare in modo che gli uomini si dannino l’anima e vengano a noi. Avete due possibilità per fare in modo che questo accada: scendete sulla Terra e fate sì che gli uomini vivano sempre orientati al passato, che ripensino continuamente a tutte le cose vissute, a come sono andate, alla cose che non possono più cambiare, sulle quali non hanno più potere, in modo tale che l’angoscia li pervada, e così facendo si dannino l’anima e la vendano a noi; oppure, scendete sulla Terra e fate in modo che gli essere umani siano tutti orientati verso il futuro, ad immaginare tutto ciò che potrebbe accadere, a tutto ciò che potrebbe andare storto, a tutto ciò che non è ancora in loro potere controllare: e così fate in modo che si pervadano di ansia, si dannino l’anima e scendano a noi. Una sola cosa non dovete mai fare: lasciare che gli uomini vivano nel presente, perché un uomo che vive nel presente è felice, e non lascerà mai che la sua anima si danni”.
Da questa breve storia di fantasia, è possibile capire quanto sia pericoloso stare con i pensieri rivolti a uno spazio temporale che non è più o non ancora il nostro: il rischio è quello di non vivere e godere del presente, perdendosi la possibilità di agire per il nostro bene. Il rimuginare, infatti, ci assorbe completamente e si ciba voracemente delle nostre energie, le stesse energie che dovremmo utilizzare per affrontare l’oggi: ci intrappola dentro pensieri spiacevoli, nei quali cadiamo come in un vortice. La sensazione è proprio questa: il non riuscire ad uscirne.
Quali sono le conseguenze del rimuginio?
Oltre alla scarsa (o nulla) attenzione al momento presente, tra le conseguenze negative del rimuginio troviamo il mantenimento di emozioni disturbanti: nei fatti, queste ultime non sono scaturite dalle situazioni negative, ma vengono provocate e mantenute dal significato negativo che il pensiero conferisce loro (cfr. Ellis, 1957).
Inoltre, il rimuginio rappresenta un pessimo alleato nella soluzione dei problemi, tradendo lo “scopo” che gli esseri umani gli attribuiscono: esso comporta un processo di pensieri con caratteristiche di circolarità, ovvero con scarse alternative, che si ripetono in continuazione, privo di qualsiasi creatività (tipica, invece, del pensiero verticale).
In alcuni casi, i pensieri rimuginanti possono portare a fenomeni di dissociazione da sé stessi e dalla realtà circostante, dal momento che incastrano la nostra attenzione esclusivamente su ciò che accade nella nostra testa. Non solo, ma rimanere nel rimuginio per buona parte del proprio tempo porta a sperimentare sentimenti depressivi, in quanto non c’è più spazio nella nostra mente per pensieri positivi e piacevoli.
Una possibile strategia (funzionale) contro il rimuginio: il “mantra”
Da quanto sopra scritto, abbiamo capito come per trovare strategie funzionali per non cadere nell’inutile circolo vizioso del pensiero rimuginante sia importante restare nel presente. Ma come si fa? Interrompendo i pensieri che ci portano nel passato o nel futuro. Facile a dirsi, ma anche a farsi non è poi così impossibile!
Ovviamente non possiamo non pensare, sarebbe impossibile e la distrazione a poco servirebbe, ma possiamo adottare una piccola strategia sicuramente più funzionale dello stare a pensare e ripensare: ovvero parlarci sopra, ripetere come un mantra una frase che “silenzi” i nostri pensieri e che ci riporti nel qui ed ora della situazione.
Tanto più significativa sarà la frase, tanto prima riusciremo a sconfiggere il rimuginio. Per riprendere la storiella di prima, ogni volta che qualche pensiero viene a bussare alla nostra mente, possiamo ripeterci: “Fai attenzione! Questo è il pensiero che ti danna l’anima e ti rovina indelebilmente il presente!”, oppure “Attenzione! Questo pensiero è rivolto a un tempo che non è – più o ancora – il tuo!”.
Bibliografia
Borkovec, T.D., Ray, W.J., e Stöber, J. (1983). Worry: A cognitive phenomenon intimately linked to affective, physiological, and interpersonal behavioral processes. Cognitive Therapy and Research, vol. 22, pp. 561-576.
Ellis, A. (1957). Rimuginio. Teoria e terapia del pensiero ripetitivo. Milano: Raffaello Cortina.
Sassaroli, S., Lorenzini R. & Ruggero, G.M. (2006). Psicoterapia cognitiva dell’ansia. Rimuginio, controllo ed evitamento, pp. 341-357. Raffaello Cortina, Milano.